Spadoni: "Quali garanzie per le perforazioni a S. Pietro in Vincoli?"
sabato 28 marzo 2009
"L'istruttoria ministeriale per autorizzare l'installazione di un impianto di perforazione a S.Pietro in Vincoli - scrive il congiliere comunale Gianfranco Spadoni - risale a diversi anni fa, ma questo non giustifica, sotto l'spetto del metodo, l'atteggiamento da Ponzio Pilato del Comune e della Circoscrizione.
Se l'autorizzazione è in ogni caso in capo allo Stato, la
sperimentazione avviene su suolo comunale, e proprio per questo l'ente
pubblico è tenuto ad un'informazione corretta e preventiva rivolta
agli abitanti di quel sito. La Circoscrizione stessa avrebbe dovuto
promuovere un incontro pubblico aperto alla cittadinanza per offrire
un ventaglio dettagliato di informazioni e rassicurazioni sull'opera
prossima all'installazione. In conformità a come sono andate le cose,
la conclusione è palesemente inequivocabile: la politica che comanda
passa con la massima disinvoltura sopra la testa dei cittadini, i
quali, al momento del voto, non ricorderanno nessun incidente di
percorso. Anzi, quei politici saranno premiati!
Il metodo è profondamente sbagliato, mentre sul merito, ho forti difficoltà a scandalizzarmi di questo ennesimo buco a S.Pietro in Vincoli, culla storica dell'agricoltura, in quanto tale sperimentazione si aggiunge a tutta una serie di perforazioni sparse sul territorio, molte delle quali non sono più sotto controllo da parte degli enti pubblici. Ormai impera la rassegnazione e l'indifferenza: infatti non si compiono controlli, monitoraggi e verifiche di quel fenomeno che continua a minacciare la subsidenza. Abbiamo più volte dichiarato come occorra che le strumentalizzazioni cedano il posto alle verifiche tecniche e scientifiche, aggiungendo competenze specifiche e non approssimazioni generiche.
Ad esempio, sono appena trascorsi sei anni dall'inizio della sperimentazione promossa da Eni riguardante l'iniezione di acque nel pozzo "Angelina 1" di Marina di Ravenna, i cui monitoraggi, verifiche, rilevazione e misurazione della compattazione rappresentavano - come recitano gli accordi fra le parti - la condizione di base degli "scambi " fra i due enti. Arpa e Dafne dovevano controllare in modo preciso e sistematico tutti i risultati di quella sperimentazione, la qualità delle acque di strato, la possibilità di inquinamento delle falde, la compatibilità con le leggi esistenti, le caratteristiche tecnico - qualitative ed ambientali in grado di non creare pregiudizio e disordine di ogni tipo.
A parte la delibera di rinnovo della concessione, non abbiamo alcun dato in grado di fornire adeguate rassicurazioni al nostro territorio ormai compromesso a livelli di elevata criticità.
Dunque è difficile allarmarsi per l'ennesimo sfregio al territorio, tenuto conto del suo caratteristico sfruttamento intaccato un po' ovunque. Nessuna certezza che i lavori di estrazione non producano subsidenza, così come non esistono garanzie che nei sistemi di estrazione di metano la ripressurazione del sottosuolo limitino, appunto, il fenomeno di subsidenza. I danni ambientali sono già irreparabili: prepariamoci al peggio!
Il metodo è profondamente sbagliato, mentre sul merito, ho forti difficoltà a scandalizzarmi di questo ennesimo buco a S.Pietro in Vincoli, culla storica dell'agricoltura, in quanto tale sperimentazione si aggiunge a tutta una serie di perforazioni sparse sul territorio, molte delle quali non sono più sotto controllo da parte degli enti pubblici. Ormai impera la rassegnazione e l'indifferenza: infatti non si compiono controlli, monitoraggi e verifiche di quel fenomeno che continua a minacciare la subsidenza. Abbiamo più volte dichiarato come occorra che le strumentalizzazioni cedano il posto alle verifiche tecniche e scientifiche, aggiungendo competenze specifiche e non approssimazioni generiche.
Ad esempio, sono appena trascorsi sei anni dall'inizio della sperimentazione promossa da Eni riguardante l'iniezione di acque nel pozzo "Angelina 1" di Marina di Ravenna, i cui monitoraggi, verifiche, rilevazione e misurazione della compattazione rappresentavano - come recitano gli accordi fra le parti - la condizione di base degli "scambi " fra i due enti. Arpa e Dafne dovevano controllare in modo preciso e sistematico tutti i risultati di quella sperimentazione, la qualità delle acque di strato, la possibilità di inquinamento delle falde, la compatibilità con le leggi esistenti, le caratteristiche tecnico - qualitative ed ambientali in grado di non creare pregiudizio e disordine di ogni tipo.
A parte la delibera di rinnovo della concessione, non abbiamo alcun dato in grado di fornire adeguate rassicurazioni al nostro territorio ormai compromesso a livelli di elevata criticità.
Dunque è difficile allarmarsi per l'ennesimo sfregio al territorio, tenuto conto del suo caratteristico sfruttamento intaccato un po' ovunque. Nessuna certezza che i lavori di estrazione non producano subsidenza, così come non esistono garanzie che nei sistemi di estrazione di metano la ripressurazione del sottosuolo limitino, appunto, il fenomeno di subsidenza. I danni ambientali sono già irreparabili: prepariamoci al peggio!







