Elezioni regionali: le proposte della Confapi ai candidati
mercoledì 24 marzo 2010
Partiamo dai numeri. Nel 2009 il PIL è sceso del 4,4%, l'export del 23,4% e gli ordini del 15,2%, con una sofferenza maggiore per il settore della lavorazione dei metalli e metalmeccanico, a fronte di una maggiore tenuta dell'agroalimentare. Queste le parole di Renzo Righini, Presidente della Confapi Ravenna, l'associazione che rappresenta le piccole e medie imprese della provincia di Ravenna dal 1970.
Gli studi più autorevoli azzardano previsioni e ci riferiscono che il PIL regionale potrebbe riassestarsi sui livelli ante-crisi nell'arco di 3 - 4 anni, quindi ci aspettano sforzi ancora più incisivi per uscire da questa congiuntura che ha messo in seria difficoltà tutto il nostro sistema.
Fondamentale puntare, come abbiamo sempre fatto, sulle priorità necessarie a risollevare l'economia, evitando alle imprese di chiudere i battenti e tutelando lavoro e famiglie.
E per questo - prosegue Righini - ci rivolgiamo ai candidati alla Presidenza della Regione affinché non lascino cadere nel vuoto le richieste che il mondo economico avanza, per valorizzare le imprese e puntare, come più volte sottolineato dal Presidente nazionale di Confapi, Paolo Galassi, su riforme strutturali, tralasciando i soliti palliativi.
Interventi come il decreto nazionale sugli incentivi sono sicuramente utili, ma possono solo dare un sollievo momentaneo ad un tessuto produttivo che lotta da quasi due anni per debellare il morbo della crisi.
E' necessario riportare l'impresa manifatturiera al centro della società, riconoscendole una funzione sociale e difendendone il diritto ad esistere, incentivando la libera concorrenza nel settore dei servizi e liberalizzando i mercati per quanto attiene all'ambito locale.
Bisogna agire avviando le riforme infrastrutturali, in particolare per la viabilità e lo sviluppo del territorio, rendendo centrale il ruolo del porto di Ravenna con i relativi collegamenti, in quanto snodo fondamentale nell'economia non solo comprensoriale, ma nazionale.
Ai futuri amministratori regionali chiediamo, a nome di tutte le nostre imprese, un impegno morale in un'ottica di legalità e trasparenza per affermare uno stato di diritto che tuteli coloro che lavorano nelle aziende e per le aziende.
L'impresa, infatti, non chiede assistenzialismo ma il supporto dell'amministrazione pubblica a crescere: sicurezza e legalità sono prerequisiti di una democrazia moderna, e se mancano non ci può essere né crescita duratura, né sviluppo.
Oltre a ciò - prosegue Righini - chiediamo che venga dato un decisivo impulso alla riforma della pubblica amministrazione con un forte ridimensionamento dei vari iter burocratici che rappresentano un ostacolo allo svolgimento dei tanti adempimenti necessari all'attività di impresa.
Infine non potrà essere sottovalutata la questione relativa all'integrazione nella società delle varie etnie che da alcuni anni costituiscono parte integrante del nostro tessuto economico e sociale, contribuendo al funzionamento del sistema artigianale e industriale delle Pmi locali.
Questa pluralità culturale, nel pieno rispetto reciproco, non potrà che essere fonte di arricchimento, in primo luogo a livello sociale, ma anche e necessariamente economico.
Anche in virtù di tutte queste riflessioni, la nostra organizzazione - conclude Righini - ha deciso di prendere parte al Tavolo regionale per l'imprenditoria, insieme a tutte le altre associazioni economiche, portando all'attenzione dei futuri amministratori i temi più importanti e le priorità che il sistema manifesta, cercando al contempo di trasformare ciò che la crisi ha rovesciato addosso alle nostre imprese, in un'opportunità per uscirne più rafforzati e uniti.







